La piaga del caporalato danneggia le aziende al Sud in Puglia, boicottate all’estero.

La piaga del caporalato danneggia le aziende al Sud in Puglia, boicottate all’estero.

7 Gennaio 2019 0 Di IlVittogram

L’Adiconsum lancia l’allarme per un pericolo di generalizzazione pericolosa dice un detto ” per colpa di qualcuno pagano tutti”, o una cosa simile. In sintesi aziende sane che lavorano nel foggiano stanno pagando per chi pratica ancora lo schiavismo chiamato Caporalato.

Piaga caporalato, «boicottati all’estero i prodotti foggiani»: allarme Adiconsum

Troppi consumatori chiedono chiarimenti sui marchi

«Le segnalazioni sulla nostra posta elettronica sono iniziate già da qualche anno – riferisce Giovanni D’Elia, presidente dell’associazione di consumatori – ci scrivono consumatori svedesi, inglesi e tedeschi, ci chiedono notizie su questo o quel marchio che contiene prodotto che sanno provenire da questo territorio o comunque dal Sud. Ne ha fatto le spese qualche tempo fa una grande azienda. Un marchio della Puglia nel mondo, non sono stato autorizzato a farne il nome finito nell’occhio del ciclone della grande distribuzione organizzata. Ci chiesero di intervenire – ricorda D’Elia all’epoca in Adiconsum regionale – concordammo con loro di non ignorare quelle critiche, anzi di intervenire con risolutezza: fu perciò attivato un numero verde, le informazioni hanno cominciato a circolare. Ora il problema sul conto di questo marchio a distanza di annisembra risolto. Ma di comunicazioni di questo genere continuiamo a riceverne, siamo allarmati peraltro dopo aver letto alcuni articoli di quotidiani tedeschi che mettono in dubbio l’etica di tutte le produzioni agroalimentari provenienti dalla Puglia e da questa provincia. È inquietante come all’estero Foggia venga associata al caporalato – aggiunge D’Elia – mi spiace anche dover constatare quanto l’azione di denuncia, a conti fatti anche denigratoria, di un sindacato locale abbia inciso sulle scelte di molti consumatori: i video girati sulla condizione di sfruttamento dei braccianti nei vari ghetti del Foggiano hanno sono arrivati a destinazione anche in Svezia e Danimarca».

Per arginare questo fenomeno stigmatizzato qualche giorno fa su queste colonne anche dal presidente nazionale dell’Alleanza cooperative dell’agroalimentare, Giorgio Mercuri, l’Adiconsum invita le istituzioni locali e l’imprenditoria del territorio a «non restare a guardare». «Noi per primi ci stiamo attivando per informare i consumatori che ci scrivono sul rischio di una generalizzazione del fenomeno. Ma non basta. Abbiamo avviato un percorso di collaborazione con la Princes – puntualizza Giovanni D’Elia – affinchè la grande azienda possa aiutarci a costituire in Capitanata gruppi di interesse tra imprese e associazioni sindacali per salvaguardare tutta la filiera produttiva. Personalmente porterò il problema all’attenzione del Consiglio camerale delle imprese in Camera di commercio (D’Elia rappresenta i consumatori: ndr) perchè è soprattutto sulle imprese che bisogna incidere, a mio avviso, per favorire un cambio di mentalità». C’è insomma bisogno di «segnali forti» secondo l’Adiconsum per arginare un fenomeno molto esteso, forse sottovalutato, sicuramente ingigantito sul piano mediatico dal difficile 2018 vissuto in Capitanata sul fronte della prevenzione e della lotta al lavoro nero.

Va contrastata soprattutto l’immagine riflessa dei ghetti sulla nostra provincia, quasi un «marchio di fabbriaca», sottolinea con rammarico Giorgio Mercuri che punta il dito sulle «istituzioni locali e sul governo» finora colpevoli della «politica degli annunci» mandata avanti finora. «Siamo seriamente interessati a sviluppare un percorso di conoscenza del fenomeno, mettendo in luce tutti i casi virtuosi che non mancano in provincia di Foggia», aggiunge D’Elia. «Con alcune aziende siamo già in contatto – rileva il sindacalista – vorremmo fare opera di proselitismo utilizzando gli stessi canali attivati dai consumatori europei, posta elettronica soprattutto, per rispondere ai dubbi che ci vengono sollevati con esempi concreti. Mi piacerebbe anche promuovere e non è detto che come associazione di consumatori non lo faremo, la nascita di una “White list” di aziende di cui potersi fidare. Sono sicuro – conclude il presidente di Adiconsum – che avremmo risvolti molto positivi sul nostro territorio anche sul piano della sicurezza sociale dei cittadini, poichè molto spesso la violenza e il crimine nascono in un humus culturale già compromesso».

Fonte qui

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