FATTURA ELETTRONICA CAOS E AZIENDE CHE CHIUDONO.

FATTURA ELETTRONICA CAOS E AZIENDE CHE CHIUDONO.

11 Gennaio 2019 0 Di IlVittogram

Fattura digitale, boom di piccoli negozi chiusi di Treviso, e cosa dovevamo aspettarci?

Partiamo col dire che è un disastro (per ora) e  vi alleghiamo un articolo con il comunicato stampa del’Associazione Nazionale Commercialisti, qui sotto.

LA FATTURA ELETTRONICA E’ UN DISASTRO. SE TRIA ED IL MEF NON RIESCONO A RISOLVERE IL PROBLEMA POSSO ANCHE ANDARSENE. PADOAN DOVREBBE PAGARE I DANNI DI TASCA SUA

L’Associazione Nazionale dei Commercialisti parla di “Disastro annunciato“.  Alle 8,45 del giorno di apertura del sito del MEF per la fattura elettronica, il suto ha iniziato ad essere irraggiungibile e lo stesso è accaduto per i siti di molti provider privati. Inoltre, da me testato, l’identificazione del prodotto nell’emissione della fattura e l’utilizzo di un diverso codice biunivoco rispetto al codice fiscale, che tra l’altro dipende dal provider del servizio e che quindi crea un improprio legame fra fornitore del servizio e cliente, è inutilmente complesso.  Se si impone un obbligo di legge questo deve essere materialmente rispettabile, o la legge stessa diventa nulla ed assurda.  Altrimenti avrebbero potuto imporre che gli asini volassero ed avremmo visto diversi dirigenti pubblici levarsi in volo.

Sarebbe utile conoscere la Testa d’Uovo che ha ideato il sistema, anche che conosciamo il nome di chi  ha voluto questa demenzialità che non ha pari nel mondo: l’ex Ministro Pier Carlo Padoan, che non contento di far fallire le banche, ha deciso di dedicarsi alle aziende. La patata è poi passata al ministro attuale in un ministero che dovrebbe chiamarsi  “Complicazione affari semplici”.

Prima che inizia l’assalto, direi più che giustificato, dei Gilet Gialli al ministero, con commercialisti al seguito, ci permettiamo di dare alcuni consigli.

  • prolungare sin d’ora il periodo di non sanzionabilità per chi non emette la fattura elettronica. Intanto non ce la faranno. Portarlo a tutto l’esercizio 2019;
  • chiarire sin d’ora l’obbligo o meno di stampa di copie cartacee. Se ci sono soggetti non obbligati non c’è problema, ma tra quelli obbligati che senso ha la stampa cartacea? Possibile che sia necessario l’invio, complesso, per posta certificata e non la possibilità di consultare il database delle fatture emesse e ricevute in modo istantaneo? Chi stiamo prendendo in giro?
  • Nel tempo guadagnato il Ministero può attrezzarsi con una ventina di tavolini  da collocare a Roma in via XX Settembre e di fronte agli uffici della Agenzie delle Entrate di Milano Palermo, Torino, Napoli, Bari, Bologna, ma anche Tortona, Villa San Giovanni, Macerata e Chiusi. Qui un pugno di coraggiosi impiegati dovrebbe fermare i passanti e chiedere loro tre semplici operazioni: registrarsi, emettere una fattura, controllare una fattura ricevuta. Se il tempo complessivo delle tre operazioni supera i 15 minuti il sistema NON funziona. Ed attenzione  i 15 minuti non sono di media, ma anche il più “Sfigato” non deve impiegare più di 15 minuti, al massimo 20 per i casi patologici. Perchè ci si dimentica che la media è fatta ANCHE da chi ha più difficoltà con lo strumento elettronico. In premio a chi termina il processo un buono sconto ed i numeri privati del Ministro Padoan e dei dirigenti che hanno voluto questa innovazione per poterli insultare direttamente.

Alla fine si tratta di modifiche semplici, se proprio si vuole portare avanti questa innovazione. Se il Ministro Professor Giovanni Tria ed i Dirigenti del Ministero dell’Economia e Finanza non riescono a risolvere il problema creato in tempi brevi, puramente tecnico, possono, anzi devono, lasciare il proprio lavoro immanentemente e dedicarsi ad attività meno problematiche, quali la silvicultura o il censimento delle pecore nell’Agro Pontino. Perchè di incapaci in Italia ce ne sono già abbastanza nei posti dirigenziali, ed in questo il governo gialloverde è stato un po’ troppo accondiscendente.

Letto tutto?

Bene ora passiamo ad una conseguenza di questo parapiglia tutto italiano, attività che chiudono da gestori “spaventati”, sempre alleghiamo qui sotto.

Il presidente Pozza: «I gestori più anziani rinunciano e vanno in pensione anticipata». Associazioni subissate di telefonate

treviso. La fattura elettronica presenta il conto: boom di chiusure tra le attività commerciali di piccole dimensioni. In molti casi i gestori, spaventati dalla rivoluzione digitale e in mancanza di ricambio generazionale, hanno “accelerato” il pensionamento per non dover affrontare lo scoglio della nuova fatturazione. Certo, non è tutta colpa della norma entrata in vigore il primo gennaio, e la congiuntura economica negativa ha un peso notevole, ma a lanciare l’allarme è la Camera di Commercio, che nelle ultime settimane ha raccolto diverse storie di questo genere, con i commercianti che confessano di non avere intenzione di imparare a usare il nuovo strumento.

le chiusure. «Io ho 70 anni, mio marito 75, abbiamo questo negozio da una vita e saremmo andati avanti ancora qualche anno, ma a questo punto ci rinunciamo» è il messaggio arrivato pochi giorni fa dai gestori di un piccolo negozio della provincia a Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio. La fattura digitale impone l’acquisto di un software e un minimo di competenze informatiche. Non è da tutti: «Il problema non riguarda le dimensioni delle attività, ma il ricambio generazionale» spiega Pozza, «so che in molti hanno rinunciato, soprattutto dove non ci sono figli o gestori più giovani in grado di prendere in mano l’attività. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone prossime alla pensione che scelgono di interrompere l’attività per non dover adempiere ai nuovi obblighi». I settori più colpiti? «Commercio, abbigliamento e ortofrutta. Ma sono tanti quelli che fanno fatica, si respira un po’ di malessere generale».

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail